Si fa primavera e riaffiora, come ogni anno, la voglia di Spagna. Ricordo la mia prima volta. Un weekend nella Barcellona di Gaudì. Era la fine di aprile del 2008. Un gruppo inedito ed estremamente eterogeneo. Non conoscevo quasi nessuno. Ad invitarmi era stata la mia amica Marianna. Otto persone, equamente divisi tra uomini e donne. Ad organizzare il tutto ci aveva pensato Alfonso, conosciuto in poche altre occasioni. Quella volta, a differenza del solito, non avevo partecipato a nessuna forma di organizzazione, ero ‘l’ultimo arrivato’ e questo mi scrollava da pensieri e responsabilità. Un auto noleggiata per giungere a Fiumicino e da li un comodo volo per Barcellona. Alloggiavamo al centro, a pochi passi dalle Ramblas. L’hotel non era proprio il massimo ma almeno ci permetteva di visitare il centro in tutta la sua vivacità. La nostra 3 giorni sembrava non avere riservato a tutti le stesse aspettative. Per alcuni la curiosità e la voglia di conoscere era fondamentale per altri l’interesse sembrava rannicchiato in meandri oscuri. Così durante le nostre visite ci si ritrovava dinanzi ad inevitabili selezioni e il gruppo si divideva in due opposti sottogruppi. In particolare io, Alfonso, Marianna ed Olga eravamo quelli interessati a ripercorrere le orme di Gaudì. Parco Guell, Sagrada Familia e Casa Batllò. Ci siamo immersi nel personaggio dell’artista Gaudì per gustare appieno tutto il suo “creato”. Architetture di un artista che è stato geniale e bizzarro in ogni sua sfaccettatura. Cosciente di chi fosse e di cosa rappresentasse, giocava con le costruzioni amando giocare anche con la vita, senza far trapelare niente, prendendosi gioco dei canoni dell’arte e anche di chi li osannava. Le sue origini umili l’hanno accompagnato per l’intera esistenza e l’hanno aiutato a marchiare ogni passo della sua carriera. La vita condotta al limite fino alla morte, quasi sempre sul ciglio di una strada fino a quando un tram ha deciso, sotto gli occhi impietriti della Sagrada Familia, di mettere fine al suo genio. E’ come se la sua opera più imponente fosse stata scelta come scenario perfetto per la fine dell’uomo e la nascita del mito. Noi quattro sembravamo catturati per l’ineguagliabile ingegnosità e per il senso del gusto che trapelava in ogni particolare. Il simbolismo, la contrapposizione dei colori, il messaggio cristiano rendevano la Sagrada Familia una delle più imponenti e affascinanti opere dell’architettura moderna. Mentre Casa Battlò ci sorprendeva disseminando curve, colori, soluzioni, il tutto mescolato in uno stile unico. Non riuscivamo a scollare le tante occhiate disperse in lungo e in largo. Il nostro sottogruppo era come ammaliato da un vento di follia. Per molta parte del viaggio, in particolare per il ritaglio culturale, siamo stati solo noi quattro. Questa cosa ha aggiunto più che tolto alla piacevolezza della nostra avventura. Infatti la nostra parte del gruppo sembrava amalgamata dalla complicità tipica di un’amicizia consolidata negli anni, anche se, tranne che per Marianna, li avevo praticamente conosciuti al momento. Una sorpresa che ha contribuito a rendere questa esperienza non solo divertente ma perfetta a regalare tratti che non potrò dimenticare.
Ora voglio raccontare un episodio che ha colorato di fascino e mistero il nostro girovagare per il mondo ‘gaudiano’. La nostra prima visita culturale in terra catalana era prevista per la mattinata dopo il primo risveglio a Barcellona. Ci dobbiamo dirigere verso i fasti, ovunque decantati, del Parco Guell. Per raggiungerlo dobbiamo percorrere un bel tratto in autobus. Saliti sul mezzo ci arrabattiamo alla ricerca di un posto. Fin quando io, Olga e Marianna troviamo un piccolo spazio per sederci. Durante il viaggio ci imbattiamo, nel solito chiacchierio da comitiva, in una figura alquanto strana. Un uomo seduto di fronte a noi che, in un aspetto da barbone, smerciava doti e capacità da artista pluri-riconosciuto per aver realizzato alcune opere di alto rilievo nel mondo della scultura. Diceva, poi, di essere italiano d’origine, di aver sposato una nostra conterranea di Mercato San Severino (Sa), di saper parlare 7 lingue (abbiamo avuto prova della sua dimestichezza con l’italiano, il francese e l’inglese oltre che per lo spagnolo), di aver deciso di solcare un percorso di vita con pochi sfarzi tale da sembrare un’incarnazione dello stesso Gaudì. Noi interdetti, stupiti, ma pur sempre affascinati seguivamo con attenzione quel delirante susseguirsi di parole fin quando l’autobus terminava la sua corsa e ci obbligava a scendere. “L’artista” cosi si congedava fornendoci alcune dritte per una rapida nonché completa visita al parco. Noi, quindi, dopo aver ricomposto il gruppo, ci avviamo su per le strade nella ricerca di punti panoramici e angoli di brillante architettura. Ad un tratto però il nostro cammino è interrotto da una strana scena, il nostro “artista” era ripiegato a terra su un tovagliato e stava piazzando, a mo di vetrina, della merce da vendere (orecchini, collane, etc…). Ci indica una deviazione al percorso, felice che ci saremmo poi rivisti al nostro ritorno. Cosi, dopo aver gustato il bellissimo panorama della Barcellona dall’alto, ci ritroviamo in discesa di nuovo dinanzi a quell’uomo dalle sembianze da mendicante. Lui dopo aver fatto un gentile omaggio alle donne, chiede ad Olga la cortesia di portargli una birra prendendo, nel contempo, una banconota da 10 euro e porgendogliela. Lei, con un fare titubante, afferra la banconota prima di dirigersi, assieme a tutti noi, verso la zona sud del parco. Vaghiamo, ammirando le forme architettoniche che si susseguivano, alla ricerca del bar . Lì ottemperiamo all’obbligo della birra prima che io ed Olga ci dirigessimo di nuovo verso il nostro amico vestito d’ambulante d’arte. Giunti sul posto restiamo però sbigottiti dal fatto che non ci fosse più. Era svanito, scomparso, dileguato come una goccia d’acqua lungo le foglie di un salice. Nessun segno o messaggio. Restammo di sasso. Le sensazioni vorticavano di freddo e si mescolavano al caldo torrido. Le immagini evaporavano tutte intorno. Un rivolo di sudore solcava la fronte lasciando solo un piccolo alone. Un sospiro liquido come un pensiero inatteso da conservare tra i ricordi. E se Gaudì fosse venuto a divertirsi …
Shantaram

A volte, si pensa ke il tempo possa sbiadire i ricordi, poi basta sfiorare un tasto della memoria per risvegiare il mondo del passato. Shantaram, è successo adesso , leggendo il tuo racconto, ogni particolare mi è ritornato alla mente, ho rivissuto le stesse sensazioni di allora…Grazie per l’emozione regalatami e per aver reso immortale il nostro viaggio!
che bello rivivere quei momenti…che bello ritornare con la mente a quel viaggio. mi sono di nuovo calato in quella stupenda realtà assaporando di nuovo ogni emozione, proprio come allora!
non posso non aggiungere una nota di colore al tuo racconto…Gaudì è stato anche un vegente!!!
Ogni ricordo di questa vacanza è ancora vivo dentro di me, ricordo ogni particolare, ma tu con queste parole hai saputo darne un valore aggiunto e hai fatto rivivere in me belle emozioni !!!…Grazie!
Ringrazio di cuore i miei compagni da sottogruppo per le pronte risposte. Siamo riusciti, in un niente, a rinnovare lo stesso spirito di condivisione…
Articolo pubblicato anche su http://www.cosa-visitare.it/informazioni-su-barcellona/Un-viaggio-a-Barcellona-con-Gaudi