“…era il giorno dell’ottava di Pasqua, allorché alcune galline raspolando, secondo il loro costume, la terra sempre lo stesso punto, trassero fuori una tavoletta larga due o tre palmi, su cui era dipinta l’effigie di Maria del Carmelo…”
Comincia così la narrazione che i Paganesi ripetono con inestinguibile devozione, da circa 500 anni, ai loro figli ed ai figli dei loro figli, sull’origine della “Mamma delle galline”. Questa festa ha inizio la prima domenica successiva la Pasqua a Pagani, una cittadina situata nella valle dell’Agro-nocerino-sarnese, ai piedi del Monte Albino e della catena dei Lattari, in Campania.
Questa festa ha origini antichissime, databili già nel XVI secolo, quando, secondo la tradizione, alcune galline, razzolando in un’aia, trovarono un’effige raffigurante la Madonna del Carmine.Il quadro fu probabilmente sotterrato volutamente per proteggerlo dalla lotta iconoclasta nel VIII-IX secolo, o forse per difenderlo dalle incursioni saracene.
La festa in onore della Madonna delle Galline si celebra la domenica in Albis in ricordo del miracoloso ritrovamento della tavola su cui era dipinta la Madonna del Carmelo. Affichè gli addobbatori possano operare indisturbati all’interno della chiesa, la stessa resta chiusa dal lunedì al venerdì di Pasqua, mentre per le strade fervono i preparativi per la festa. Nel pomeriggio del venerdì in Albis si svolge l’anteprima della festa, cioè il rito dell’apertura della Chiesa della Madonna del Carmelo, già detta “delle galline”, ai fedeli.
I tammorrari, i cantori e i danzatori paganesi con a capo i prosecutori della tradizione locale: ricordiamo Francesco Tiano, Gioacchino Moscariello, Anna Bellini, Peppe Tortora, Ugo Maiorano, Girardiello l’angarese, gli ‘Africano, Bruno Buoninconti, Carla Sicignano, Cristina Forino e tanti altri seguiti da tutti i “Tosellari” e i tammorrari storici delle “Sette Madonne” (Antonio Torre, ‘o Lione, Rafael’ Inserra, ‘o Cianco, Marcello Colasurdo, Peppe Dionisio, i Sarnesi, i Maiuresi, i Sommesi, Ciro Califano, Marco Limatola, etc.), battono le pelli di capra delle tammorre, cantano “a Figliola” e danzano “in cerchio” sino a quando vengono liberate centinaia di colombe e tortore che si librano nell’aria allo spalancare delle porte secolari del Santuario. Poi l’apoteosi, scrosci di applausi e fuochi d’artificio. I fedeli entrano in Chiesa insieme ai Tammorrari e poi quest’ultimi si riversano nei cortili dove sono stati già allestiti i Toselli. Dopo il rito d’apertura, la festa religiosa continua la domenica in Albis e contestualmente la Villa Comunale di Pagani è già pronta per accogliere centinaia di “paranze” forestiere.
Il Tosello, baldacchino, visitato da numerose persone, è una iniziativa devozionale ad opera degli antichi cortili (quello storico è quello de “gli ‘Africano”, ossia della famiglia di Francesco Tiano, sito a “Casa Califano” in via Lamia) e consiste nell’esporre un quadro della Madonna addobbato, al quale i fedeli offrono “i frutti della terra”.
Gli stessi cortili-toselli vengono preparati con drappeggi (ogni famiglia espone le coperte e le lenzuola ricamate del “corredo nuziale” più bello per ricevere “grazie” dalla Madonna sull’intera famiglia). I visitatori vengono ospitati ed invitati a condividere il cibo (un menù tradizionale di tagliolini con ragù “allo schizzo”, ossia che lasciano una macchia d’unto sull’abito, un segno antico di benessere, carciofi farciti arrostiti, polpette di “carcioffole” con olive e peperoncino, soppressata, tortano con uova sode, vino rosso e pastiera di grano) e il banchetto conviviale si effettua al centro del cortile. Le danze (tammurriate) che si eseguono all’interno di un cerchio umano, rievocano antichi riti di corteggiamento ed allo stesso tempo anche una preghiera rivolta alla Madonna. Infatti la tammurriata è una danza d’amore diretta allo spasimante e alla “Mamma” (Madonna) delle Galline . Il brano che è riportato sotto, rievoca in una forma letteraria un momento della Festa della Madonna delle galline (le danze popolari e le musiche di nacchere, tammorre e scetavaiasse), è tratto dal romanzo storico “Cupa di Mal’Aria” del paganese Raffaele Aufiero. “Pagani era nei giorni di festa un turbinìo di colori, un vortice di allegria. Per le strade si cantava e ballava al ritmo ossessivo delle tammorre, poi le schiere dei danzatori, sempre attorniati da partecipanti in attiva condivisione delle tersicoree esibizioni si spostavano verso slarghi capienti. La gente si disponeva in circolo attorno ai danzatori. Alcuni sciamavano intorno alle mescite di vino, altri mangiavano taralli, ruttando fragorosamente e spesso insolentendo con motti triviali gli astanti, che si accalcavano sempre di più, riducendo così lo spazio per le danze. Altri battevano le mani per accrescere l’impetuosità del ritmo delle tammorre. Al centro del circuito umano, accalorati, sudati, gli occhi obliqui ma accesi d’ardore e fissi gli uni negli altri erano una giovane donna e d’aspetto florido, in abiti ampi e coloratissimi, svolazzanti ad ogni ancheggiamento, le nacchere sui polpastrelli delle prime dita e un uomo, brache strette e camicia nera ampia, ma serrata alla vita da una fascia anch’essa nera e ornata di sonagli metallici, che reggeva con la mano destra lo strumento principe della festa, un grande tamburo di pelle tirata in un telaio circolare guarnito di sonagli, dal quale, sfiorandolo ora con le dita ora con la parte alta e robusta del palmo della mano sinistra otteneva un suono basso e roboante, sempre uguale, sempre più insistente” . La statua lignea ottocentesca della bella Madonna, dai boccoli d’oro e l’aria allegra, alle nove in punto esce (‘a Madonna iesce ‘e nove s’arritiria ‘a calata ‘e ‘ll’ora) attraversando vicoli e cortili, centro e periferia della città sopra un carro spinto a mano su cui è adagiata una pedana di ferro girevole, in modo tale che lo sguardo della Madonna possa posarsi su tutti i fedeli rassicurati così dalla Sua protezione divina. Durante la processione, dai balconi, adorni di coperte di pizzo o multicolori (quelli del “corredo nuziale”) e dalle finestre vengono lanciati fiori e coriandoli tanti da oscurare il sole, trasformando il cielo in una cortina di fumo dolciastro (quello dei carciofi) e fiocchi di manna. I fedeli ad ogni “tappa” fanno doni alla Madonna, per lo più denaro (sulle vesti della Vergine), tortani, colombe, tortore, galline e pavoni, insieme agli ex-voto e recitano una preghiera.
Le colombe, come per “miracolo”, si posano sui riccioli biondi, sulla mano, sul mantello broccato, sulla spalla o sulla corona della Vergine e vi restano, nonostante il fragore dei fuochi d’artificio, il crepitìo degli applausi, il fracasso delle tammorre e la musica della banda, fermi, indisturbati, per tutto il tempo della processione, che dura circa nove ore . Il carro è circondato dai confratelli dell’Arciconfraternita della chiesa della Madonna del monte Carmelo con a capo il Priore. Segue la banda musicale, mentre il popolo esultante fa corona alla sua Regina. Durante lo snodarsi della lunga processione tra i cortili del centro storico, decorati con parati, coperte ed arazzi multicolori e fiori, dai balconi partono le bianche colombe che, dopo un fantastico volteggio, vanno a posarsi ora sulla corona, ora sui capelli ed ora sulle spalle della Madonna o del Bambino. Anche sulla pedana, posta sul carro, si depongono da parte dei devoti galline, oche, conigli, abbelliti con nastri variopinti. Quando la processione raggiunge il tosello storico ‘e l’Africano nel cortile Califano in via Lamia, un’installazione dell’immagine della Madonna ex-voto decorata con drappi damascati, fiori, ceri e doni di origine contadina, la Madonna fa una sosta. È questo il Tosello più frequentato (dei circa 22 del 2007) perché “resiste” da oltre un secolo, tramandato di generazione in generazione. Attualmente l’artefice è Francesco Tiano, il folksinger che ha lavorato, in passato, con Roberto De Simone, Eugenio Bennato, Lina Wertmuller, etc. Al passare della Madonna i Toselli devozionali ne svelano l’immagine addobbata e iniziano le danze che termineranno all’alba. Dopo la breve pausa per il pranzo, la processione si rimette in moto e raggiunge Piazza S. Alfonso dove, rinnovando il gesto dell’offerta della gallina che fu dello stesso Dottore teologico della Chiesa, il Padre Superiore dei Redentoristi dona una coppia di galline con delle medagline al collo del Santo Patrono di Pagani alla Madonna con una cerimonia pubblica. Poi, procedendo la Processione verso il Santuario, è il momento del “dono emblematico delle colombe” effettuato dalle famiglie più devote che consiste, secondo la tradizione, nel donare tante colombe quanti sono gli anni della primogenita. A questo punto il viaggio di ritorno della Madonna continua e nel frattempo inizia la festa “laica”: il raduno dei Tammorrari. Le “Paranze”, ossia i gruppi di danza, canto e ritmo, che vengono sia dai paesi vicini che lontani, si esibiscono in Villa Comunale, nonché nei cortili del paese dove sono esposti i toselli dal pomeriggio all’alba, invocando i canti “a figliola” (di origine contadina), ritmando le danze con tammorre e castagnette, le spagnole “nacchere”, con la partecipazione del pubblico che, sedotto, si abbandona ai balli. All’alba del lunedì, una volta aperti i battenti del Santuario, i Tammorrari consegnano le tammorre in omaggio ai piedi della Madonna mentre Francesco Tiano recitava la sua “Preghiera del Tammorraro” con la partecipazione di tutti, tra infinita commozione e applausi e, per suggellare la chiusura della festa, il Priore della Confraternita le custodisce nel Santuario. Il lunedì sera inizia il RitmoFestival, che dura tre giorni, dove sul sagrato della Chiesa Madre del Corpo di Cristo, si esibiscono suonatori e paranze di musica popolare a notte inoltrata in una colorita kermesse di gruppi musicali con ritmi, danze di cultura nazionale e internazionale. L’edizione dell’anno scorso ha visto la straordinaria partecipazione di varie “paranze” e folksinger e l’indiscusso testimone ancora della tradizione “contaminata”chiamata world music: Enzo Avitabile e i Bottari di Portico una delle tante testimonianze insieme ad altri artisti che attesta la vivace curiosità e fascino per questa festa popolare. “Galline e colombe in processione con la vergine. Tammorre sfrenate giorno e notte. Canonici cibi e canti ridanciani. Fede e folklore come non mai. Chi vuole vivere questi momenti rituali in un occasione tipica e irripetibile, si rechi la domenica in Albis a Pagani, in provincia di Salerno, alla festa della Madonna delle galline. E, travolto da una marea di devoti, che pregano e danzano, urlano e sperano, difficilmente si sottrarrà al clima collettivo di tripudio, esperienza spesso negata ai contesti urbani, che rischiano di perdere, nel ritmo travolgente della città, il senso del prodigio e del mistero” . Visitatori fuori regione (Firenze) danno una piena testimonianza del loro fascino verso la festa: “Il fatto più strabiliante per una persona fiorentina, e per di più disposta anche a criticare con severità, come capita spesso a noi fiorentini, ossia ad una persona esterna all’ambiente di Pagani quale sono io, è che non ho rilevato durante questo ballo (tammurriata) cui ho assistito nella villa della cittadina, nessun senso di grottesco, nessun disagio e nessuna stonatura” . Tutto questo è il “miracolo” che si perpetua da cinque secoli. Tutto ciò è quella che i filosofi chiamano “escatologia” di una festa che dura da mezzo millennio, appunto, tra rito e mito.
La Sfida è continuare nel solco della tradizione tra un’immagine rubata in un videoclip da un I-Phone del Rito che ci affascina e ci rende sempre più attori inconsapevoli di una ritualità magica…
Pask


Ovviamente non poteva mancare “la madonna delle galline” :p
Mi spremo le meningi per donarvi alcuni versi inventati al momento:
e’ a Maronn rè galline
e ij me mange e tagliuline
e carcioffle e ò vine ..
(by Valeria D.P.)
Ho trovato questo video su youtube.
A te Franco, spero che la Madonna ti abbia riservato un posto per continuare la tua devozione nell’addobare il tosello come hai sempre fatto.
Un video molto toccante che ci dimostra come sia stato l’artefice, come altri, seppur pochi, del senso di rinnovamento, nel solco delle genuine tradizioni, di questa festa secolare che ogni anno ci stupisce e ci commuove!!!