L’ Arte di viaggiare…

24 01 2010

Giorni fa mi sono imbattuto in un’articolo che mi ha fatto riflettere profondamente (articolo di Rolf Potts dall’ Espresso).

In questo articolo non vi parlerò di nessun viaggio, ma cercherò di indagarne la sua essenza stessa, il suo motivo fondante.

In un’epoca postmoderna dove velocità ed interconnessione hanno accorciato distanze e tempi, quanto diventa importante l’esperienza di un viaggio?

 Attulamente siamo così “bombardati” da informazioni su luoghi da visitare e sulle loro bellezze “presunte o tali” che ci dimentichiamo spesso come prestare attenzione alla loro stessa nuda realtà quanto ce la si presenta davanti. Ci siamo illusi di poter conoscere il mondo soltanto nelle vesti di consumatori, cercando di proiettare i nostri ideali platonici su come le altre culture ci dovrebberero apparire e operare, dimenticando che si può cercare di vivere un’ esperienza “Altra” da noi, più autentica e vera.

Già in passato si palesava tale contraddizione quando i giovani aristocratici britannici del XVIII e  del XIX secolo nei loro “Grand Tour” verso Roma o la Grecia rimanevano delusi di trovare ordinarie società di mercanti  invece della magnificenza classica che si aspettavano di trovarvi. In realtà, finchè gli uomini hanno viaggiato,  l’aspettativa principale del viaggio ha eroso un po’ di autenticità delle destinazioni verso le quali erano diretti.

Secondo lo storico Boorstin si paragona i paesi stranieri agli stessi personaggi famosi: si ha la supponenza di conoscerli già e questa familiarità “presunta” distorce la realtà vera. Non ci siamo forse disillusi di fronte alla magnificenza Traccia lasciata dalla dinastia dei Ming, la “Muraglia Cinese”, attualmente un “Gigante fragile” per i cambiamenti climatici che ne hanno eroso in parte la sua stessa integrità e i vari progetti turistici “invasivi” del governo con la costruzione di strade e autostrade.

Inoltre  quanti conoscono che in realtà il più grande monumento del pianeta, che si resce a scorgere persino dallo Spazio, sia in realtà solo una porzione della stessa: misura in realtà 8851,8 chilometri  contro i 6300 stimati finora ed i cinquemila della tradizione popolare.

In sostanza cià che noi pensiamo essere autentico è spesso meno autentico di quello che potremmo altrimenti considerare non autentico.

E’ interessante notare che il tentativo di accostari verso forme di turismo “responsabile ed etico” ha prodotto una nascente contraddizione: una supponenza ed un’antitesi tra “Turista e Viaggiatore”, che finisce per ridursi ad una questione di “status” da esibire all’esterno piuttosto che un vero approccio interiore. Dovremmo forse recuperare quella forma genuina di curiosità che ci spinge a ricercare il viaggio più come un’occasione unica per vivere un’ esperienza speciale della vita, piuttosto che un’ esperienza  consumistica, tipo mordi e fuggi da “fastfood”. Trovare il modo ed il tempo giusto per staccare la spina e rallentare i ritmi: un’ esperienza da “vagabonding” dove il nostro investimento è il tempo e non i soldi, dove tutto si commisura alla capacità di empatizzare con il luogo in cui ci si trova. Più lungo è il viaggio più si imparerà a cavarsela nei problemi, a gustare i piccoli incovenienti e le scomodità ed abbracciare la serenità e le bellezze delle piccole cose.

Più che “fare” viaggi: dovremmo, piuttosto, con pazienza, lasciare che i viaggi facciano Altro di noi.

Pask





Gelo d’Olanda

23 01 2010

Saranno stati 10 o al massimo 12 i metri quadri ad ospitare le nostre notti olandesi. Tutto sarebbe sembrato quasi normale se a dormire non fossimo stati in 7. Io, Ila, Mauro,Kurt, Gio, Ciccio e la padrona di casa Pina. Un monolocale con bagno che di notte sembrava tappezzato da una moquette di sogni e da un immenso arazzo di respiri. Siamo in pieno inverno e il termometro sembra non aver pietà. Nevischio, vento e gelo. Pina e Eindhoven ci ospitano e la voglia di conoscere non si fermerà dinanzi ai pochi gradi. Il nostro soggiorno si limita a 3 notti e proviamo nel poco tempo a centellinare le visite favorendo quelle considerate imprescindibili per la nostra anima da viaggiatori. Ieri abbiamo visitato Amsterdam sia nella splendida veste artistica, dal fascino malinconico, del Van Gogh Museum che in quella liberale, anticonvenzionale e dall’interessante architettura del Red Light District. Oggi, invece, è prevista la visita al vecchio paese dei mulini di Zaansche Schans. La sveglia mattutina di Gio risuona dalle 8 ma il suo respiro profondo sembra non cedere ad alcun minimo cenno di risveglio. La notte trascorsa è stata un po’ inquieta. Pensieri cullati da appunti di pioggia. Malinconie come stelle che sembrano non avere alcuna stanchezza del buio. Finalmente qualcuno decide che è ora di alzarci. Sgonfiamo il materasso ad aria per rendere calpestabile una parte del pavimento, poi ci prepariamo, coprendoci a dovere, e ci avviamo alla stazione. Il viaggio in treno è comodissimo. Arriviamo proprio mentre il cielo decide di stringere il suo grigio per regalarci qualche fiocco di neve. Per raggiungere il paesino di Zaansche Schans bisogna toccare l’altra sponda del fiume. Un imbarcazione arriverà per condurci. Il freddo si fa sempre più denso. La barca, al sua arrivo, mostra tracce di ghiaccio sul lato. Saliamo su una piattaforma scoperta cercando un alito di respiro per evitare processi di ibernazione. Attraversiamo il corso d’acqua stretti in un unico immenso abbraccio a 14 braccia. Sull’altra sponda si scorge un villaggio, interamente di legno, disteso tra i dolci fiocchi di neve. Ovviamente non c’è anima viva per strada, si scorgono solo palmipedi o pennuti abituati al gelo. Il villaggio, per questo, sembra sussurrare un fascino limpido, raggelante ed intoccabile. Sembra tutto scolpito sul ghiaccio lastricato e spinto fuori da ogni formulazione di tempo. Il legno è l’unico elemento e i colori sembrano usati per sconfiggere il grigio invernale o accompagnare il cielo d’estate. Attraversiamo il villaggio soffermandoci in una fabbrica artigiana di formaggi. Li proviamo ad attutire l’appetito degustando un panino. Una papera ci fissa al di la dell’imposta, immobile come imbalsamata dalla vista stramba per un cartello esposto. ‘VIETATO L’INGRESSO AI PALMIPEDI’. Poi ci avviamo di nuovo al gelo per visitare un vecchio mulino. Nozioni di ingegneria e trucioli di poesia. Un complesso congegno meccanico permette di trasformare in poco più di un ora una quercia in pannelli. Un insieme di ingranaggi che non conoscono altra forma di energia. C’è solo il vento a spingere le pale nell’aria e lo stupore negli occhi. Ogni movimento è studiato per rendere l’ingranaggio perfetto come un orologio. Davvero un esperienza suggestiva e seducente. Dopodichè visitiamo la fabbrica dei famosissimi zoccoli olandesi. Ce ne sono di ogni tipo. Quelli da guerra o da ginnastica. E perfino quelli da usare come calzature di nozze. Visitiamo l’esposizione con la curiosità dipinta negli usi e nelle tradizioni. La visita al paesino dei mulini volge al termine. Il gelo del nord sembra non voler lasciare vita per alcuna traccia di sud. Ha congelato mani e piedi ma non il cuore. Non è riuscito a fermarci, i nostri passi hanno sfidato il freddo mentre i pensieri scivolavano lungo i mille canali gelati. Abbiamo stretto un fiocco di neve tra le mani e abbiamo rubato immagini da regalare all’azzurro dei cieli del sud.

02/02/2009

Shantaram





La stessa ragione del viaggio, viaggiare. (10/01/2010 Pompeilab)

11 01 2010

Ogni tre gocce una nota scivola via. Il Vesuvio stringe le labbra svanendo in quell’infinita coltre… Una notte di pioggia che sembra arida al cospetto di un cuore così liquido. Lindi pantani per un’anima che stasera sembra meno solitaria. Omaggio a Fabrizio De Andrè ad 11 anni dalla morte (11/01/1999). Una tendostruttura ci ospita. Rime. Musica e ricordi. Tracce d’amore regalate dal più grande poeta del novecento. Sul blog si parla di viaggi. In quest’articolo le visoni sono trascinate in un diverso modo di ‘girare il mondo’. Niente di turistico, ma tanto di umano. Forse per questo l’articolo potrebbe sembrare un pò forzato, ma la serata trascorsa mi ha chiesto di provare a tessere un umile omaggio al grande cantautore. Nel suo decantare il “viaggio perpetuo” di una tribù rom. Khorakhanè è il brano preso come spunto. Passi di vento nel flusso pensoso degli archi e nello stendersi libero del canto. In un viaggio eversivo come la libertà. Osteggiato, sognante e forse incompreso. Mosso da un unico movente: ‘La stessa ragione del viaggio,viaggiare’. Khorakhanè è un brano da ascoltare nel silenzio di un soffio di vento e lasciando solo un sollievo invadere gli occhi. In cammino verso un guado o una nuvola. Nella ricerca di una terra che possa essere il traguardo di un viaggio senza tempo. Si parla di un popolo maltrattato da gesti e dicerie ma che vive la sua libertà nei comportamenti di una cultura antichissima. Nella persecuzione che può cancellare la libertà del corpo ma non quella dell’anima. Sbattuti in sentieri costretti in un palmo di mano o emarginati da popoli di robusta cultura. La voce di Dori Ghezzi (nel video Luvi De Andrè) poi ci accompagna, nel finale, in un viaggio che questa volta si stende lungo singulti di cuore… La lingua è il romanes e le parole sono struggenti… ‘un sogno di mare/e domani un fuoco di legna/perché l’aria azzurra/diventi casa’.

Shantaram

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
Porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom sì è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
Saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
I figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
E poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
Ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
E se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e fortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio
Cvava sero po tute (poserò la testa sulla tua spalla)
i kerava (e farò)
jek sano ot mon (un sogno di mare)
i taha jek iak kon kasta (e domani un fuoco di legna)
vasu ti baro nebo (perché l’aria azzurra)
avi ker (diventi casa)
Kon ovla so mutavla (chi sarà a raccontare)
kon ovla (chi sarà)
ovla kon ascovi (sarà chi rimane)
me gava palan ladi (io seguirò questo migrare)
me gava (seguirò)
palan bura ot croiuti (questa corrente di ali)





Dreams Road 2010

10 01 2010

L’Anno è appena concluso con il suo carico di viaggi finiti tra un ricordo sbiadito di un’emozione sognata e di un souvenir regalato distrattamente ad un amico….

Leggendo un articolo su libero mi sono imbattuto in un curioso articolo:

http://viaggi.libero.it/news/le-10-mete-piu-convenienti-ne1737.phtml

La recessione economica ha colpito anche il settore turistico ma in modo positivo: infatti c’è stato un vistoso calo dei prezzi fino a far diventare “appetibili” sotto il profilo economico destinazioni come Londra ed Islanda.

E’ quanto sostiene infatti la Lonely Planet, casa editrice australiana delle famose guide, nel suo “Best In Travel 2010″, dedicato alle 10 destinazioni più convenienti. Infatti tra queste ritroviamo Sudafrica, palcoscenico degli imminenti Mondiali di Calcio, India, Messico, Bulgaria, Kenya e Las Vegas, in Nevada. Ma il consiglio più hot è la “terra dei ghiacci”: l’ Islanda. I suoi visionari scenari naturali le faranno da cornice ad un ottimo rapporto qualità-prezzo. Al secondo posto la Thailandia, che reste sempre uno dei soggiorni lontani meno cari per gli europei.  Londra, grazie al cambio favorevole ed alle offerte degli alberghi, sta scalando posizioni in classifica.

I 10 Paesi migliori da visitare in assoluto, secondo la classifica, sono:

El Salvador, Germania, Grecia, Malaysia, Marocco, Nepal, Nuova Zelanda, Portogallo, Suriname e Stati Uniti.

Quali saranno invece le mete più consigliate per questo nuovo anno?

Al primo posto spicca Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, un’alternativa a Dubai, colpita dalla crisi internazionale, ma che sta riprendendo nuovo slancio dalla costruzione del favoloso Burj Khalifa, la costruzione più grande al mondo (818 metri). Al secondo posto troviamo Charleston, nello stato del South Carolina, USA. Al terzo si posiziona Cork, in Irlanda; a seguire Cuenca, in Ecuador;  la capitale europea della cultura 2010: la bizantina Instanbul in Turchia; poi Kyoto, in Giappone, famosa più per il teorico “Protocollo ambientale”.

La settima posizione ci stupisce per l’immensa bellezza non solo naturalistica ma anche per i suoi gioielli “barocchi”: Lecce nel Gargano.

A sorprendermi è anche l’ottava posizione di Sarajevo, crocevia di sanguinosi conflitti (la città è stata in parte distrutta dalla Guerra dei Balcani).

La Classifica si conclude con Singapore, dove da poco è stata inaugurata la ruota panoramica più grande al mondo, la Singapore Flyer, con i suoi 165 metri e la futuristica Vancouver, dove si terranno nel prossimo febbraio le Olimpiadi invernali.

Il mio consiglio, seppur irrilevante, è quello di viaggiare in posti dove l’emozioni percepite dai vostri sensi si mischiano a deliri sognanti e possano emozionarvi anche solo un “battito” che vi offre la Natura.

Pask





Nyhan (Copenhagen)

8 01 2010

Porto di nuvole
e canto di balene.
Luci sull’acqua
distese
come sorrisi persi
in coincidenze di cuore.
Meraviglia.
Freddo in piume.
Brivido d’estate.
Attimi che vivono,
favole che prendono.
Maree
fluttuanti
come vele
a sfumare la notte.
Nyhan
Bellezza o vanità?
Mai e per sempre…

Nyhan. Piccola strada che costeggia un bellissimo e tipico canale danese. La frenesia del popolo scandinavo, i colori vivi delle case, gli odori della brezza marina e l’accoglienza dei mille locali rende questo posto davvero incantato…

Copenhagen 14/08/09 -Quasi pronti per sognare…-

Shantaram





10 luoghi da visitare…prima che sia troppo tardi!

7 01 2010

Stamane mi sono imbattutto in un bell’articolo scritto da Sara Ficocelli che parla di una serie di luoghi che a causa dei cambiamenti climatici rischiano non esistere più, o almeno non come li conosciamo adesso. L’articolo, che riporto fedelmente di seguito, è raggiungibile al seguente link: http://viaggi.repubblica.it/articolo/ora-o-mai-pi-10-meraviglie-a-rischio/219984

Fonz.

Ora o mai più: 10 meraviglie a rischio

di Sara Ficocelli

Affrettatevi prima che sia troppo tardi: nel mondo ci sono molti posti da visitare al più presto. Tutti splendidi ma a tempo determinato, che potrebbero non esistere più, o almeno non come li vediamo adesso, già fra venti 30 anni. L’allarme viene ribadito da Mother Nature Network, un sito di notizie a tematica ambientalista, che seleziona i 10 luoghi da non perdere. Ce ne sono anche due italiani, uno al 100 per cento (Venezia), l’altro in parte (le Alpi).

C’e la scienza a sostegno di tesi che sembrano solo allarmistiche. E da fare a quanto pare è rimasto poco, malgrado i tentativi degli ultimi anni di bloccare gli effetti dei cambiamenti climatici prodotti dal surriscaldamento. I0innalzamento del livello dei mari, desertificazione, monsoni torrenziali, ghiacciai che sciolgono e oceani che si innalzano e acidificano: conseguenze tutte della superficialità con la quale l’uomo ha sempre trattato il pianeta.

Il Glacier National Park del Montana appena un secolo fa ospitava ad esempio 150 ghiacciai. Oggi ne sono rimasti 27, e a quanto pare anche questi spariranno entro il 2030 se non prima. La maggior parte delle piante e degli animali che si trovano nella splendida area del Nord-ovest Usa hanno bisogno di acqua fredda, il che significa che l’intero ecosistema del parco si troverà a rischio quando questa possibilità verrà meno.

Un altro dei luoghi che i climatologi consigliano di visitare prima dell’”ora x” è naturalmente Venezia. Lo scorso novembre la Serenissima è stata sommersa da 131 cm di acqua. Per contrastare il fenomeno dal 2003 è in corso di realizzazione il progetto Mose, che dovrebbe consentire la riduzione delle acque alte grazie a barriere mobili ancorate sul fondo delle bocche di porto della laguna, da far emergere in caso di bisogno.

Anche la Grande Barriera Corallina secondo gli esperti sta scomparendo: l’innalzamento delle temperature dei mari, l’inquinamento dell’acqua, l’acidificazione degli oceani e i continui cicloni stanno distruggendo in pochi decenni ciò che la natura ha costruito in 8000 anni. La barriera di corallo più grande del mondo, che si trova a largo della costa del Queensland, Australia nord-orientale, è composta da oltre 2900 barriere coralline singole e da 900 isole. Gran parte di essa è protetta dal Parco Marino intitolato alla stessa Coral reef, che contribuisce a limitare l’impatto umano provocato da sovrasfruttamento e turismo. Molto simile la situazione per le Maldive: l’arcipelago situato nell’Oceano Indiano a sud-sudovest dell’India rischia infatti di essere completamente sommerso dall’innalzamento dei mari.

L’Africa subsahariana guarda invece con preoccupazione a un altro mare, quello sabbioso. Questo territorio, ovvero la parte del continente africano situata a sud del Deserto del Sahara, viene infatti progressivamente divorato dal deserto, che avanza ad una velocità di circa 800 metri al mese. Secondo gli esperti questo processo potrebbe far scomparire entro qualche decina d’anni tutta l’Africa del nord. Stesso discorso per il sud dell’Australia, provato da una siccità che anno dopo anno si fa sempre più violenta e dai conseguenti incendi.

E tra i paradisi che rischiano di diventare perduti uno dei più suggestivi è sicuramente la Patagonia. Questa terra ricca di ghiacciai risente ormai da molti anni del loro scioglimento e secondo i climatologi il paesaggio di uno dei Paesi più belli dell’America Latina potrebbe cambiare radicalmente nel giro di una cinquantina d’anni. A lungo ghiacciai come il famoso Perito Moreno, in Argentina, e il complementare ghiacciaio Grey, in Cile, erano sembrati resistere allo scioglimemto, e venivano menzionati tra le poche eccezioni dei fronti bianchi in avanzata: ma ora anche questo trend pare interrotto e anche la loro fine è inesorabile.

Va deicsamente peggio al Bangradesh che, trovandosi a cavallo del tropico del Cancro, ha inverni miti da ottobre a marzo e una fase calda e umida da marzo a giugno. La stagione del monsone qui dura da giugno a ottobre e calamità naturali come inondazioni, cicloni tropicali, tornado e mareggiate si verificano quasi ogni anno, combinandosi con i danni provocati dalla deforestazione. Secondo gli esperti circa il 50% del territorio verrà completamente sommerso se il livello del mare si alzerà di ancora un metro.

Gli appassionati di viaggi avventurosi e ai confini del mondo non saranno felici di sapere che tra i luoghi da visitare prima che il futuro se li mangi c’è la tundra artica dell’Alaska, messa sempre più a dura prova dall’innalzamento delle temperature. Secondo uno studio condotto da Philip Higuera e colleghi della Montana State University, il riscaldamento globale potrebbe favorire lo sviluppo di incendi nella vegetazione delle alte latitudini, portando a un ulteriore aumento del rilascio di gas serra. Infine, se non ci siete ancora stati, il consiglio è quello di andare a vedere le Alpi: studi recenti confermano che i loro ghiacciai mozzafiato potrebbero sparire entro il 2050. Difficile immaginare qualcosa di più spiazzante di un panorama alpino privo delle classiche vette bianche, ma la legge degli stravolgimenti climatici non ha mai fatto sconti a nessuno.





2010…un anno di novità (parte 2)

4 01 2010

All’insegna delle novità annunciate per il 2010 segnaliamo che lo splendido articolo “Berlino – Danimarca 2009″, scritto dal nostro amico Shantaram, è stato spostato all’interno degli articoli sotto la categoria “Rotte”. Di conseguenza non è più disponibile la pagina omonima.

Saluti a tutti…e come sempre invito a scriverci al più presto!!!

Fonz.





Berlino – Danimarca 2009

4 01 2010

ROCK N’ROAD

Rock n’ road non è altro che l’appellativo attribuito al nostro ultimo viaggio estivo. In questa specie di diario proveremo a trasmettere, attraverso visioni, parole e musica ciò che è stato per noi quest’avventura. Il viaggio è durato  9 giorni e il blog sarà il palcoscenico dove vedremo danzare, in una prima di livello mondiale, i suoi passi di Rock n’road…(I tratti in corsivo sono quelli dell’originale racconto, che saranno cmq solo un frammentato abstract).

 

 

ROCK N’ ROAD – planning

Luglio 2009

I miei pensieri son rimasti affascinati dall’idea di una prima visita scandinava. Infatti dopo aver scelto Berlino come prima tappa pensavo di dirottare il nostro cammino verso il paese dei vichinghi. Danimarca? Che faccio lo propongo? Piacerà? Le risposte mi sorprendono… Bastava dare l’input! Ognuno costruisce il suo castello. Senza aspettare troppo. C’è uno spazio, una finestra. C’è voglia di conoscere, sentire, apprezzare. E forse aspettavamo solo l’occasione giusta! Così prenotiamo i voli e costruiamo il nostro tour. Variamo tra la  sistemazione intima di un appartamento, la comodità di un albergo e la tempra avventuriera di un cottage. E ora non ci resta che contare le ore che ci separano dalla partenza.

La prima settimana di agosto volge finalmente al termine ed è tempo di preparare i bagagli. Riempiamo le valige infilandoci voglie, emozioni e sorrisi. La tristezza e le ansie proviamo a chiuderle nei cassetti o farle scivolare negli scoli dell’anima. E così fino a giungere al fatidico giorno.

 

ROCK N’ ROAD – live in berlin

09/08/09

Inizia il viaggio. Siamo a Berlino. Ci dirigiamo alla ricerca dell’appartamento prenotato. Da uno stabilimento in disuso si alza precipitoso il ritmo di un sintonizzatore techno. Come per dare inizio al nostro live in Berlin. L’atmosfera si veste subito di inebrianti allucinazioni. Ci sembra di scrutare il glam bianco del duca Bowie nel grido lancinante di Heroes o le chitarre dilatate su un tappeto distorto di Another brick in the wall. L’attesa ci annaffia di rigurgiti musicali, passerelle punk e polvere inacidita.

Questo primo incontro con la città si incolla agli occhi come un singolare fermo immagine. Città segnata da errori e approssimazioni. Storia che la spinge in un indagine collettiva. Sembriamo tutti investigatori nel fare domande che non hanno risposta.

E l’ultimo pensiero della notte si intona con quel susseguirsi di suoni sublimi che identifica Lou Reed nel crepuscolare finale dell’album Berlin (1973), vedendo lo zucchero a velo mescolarsi all’arcobaleno in una dolcissima Sad Song.

10/08/09

Ci imbattiamo da subito col battito del cuore berlinese visitando il centro.  Lo spazio tra le case, le ombre dei muri, l’altezza dei palazzi, l’asfalto delle strade, il metallo dei binari, i tombini arrugginiti, i graffi dei desideri… Berlino sembra ammucchiare elementi senza chiarirne il senso o la forma. Ma forse è proprio questo che la tiene alta e l’aiuta ad asciugare le lacrime del tempo.

I nostri cuori scavano fosse per nascondere le emozioni che scorrono libere. E ora ci sembra di sentire il sussurro di sguardi che Freddy  Mercury depone sulla chitarra di Brian May per sancire l’inizio del nostro inno (Friends will be friends) nella magia di Wembley ‘86.

Zoo di Berlino. La visita al giardino scrive melodie dai tratti spensierati e inquieti. Ci sono mille specie, mille occhi, mille vite. I viali sono fatti di colori, odori, versi e sfumature. Ci incuriosisce il movimento rallentato di un rinoceronte, il saltare frenetico di una scimmia o il fare nervoso di una tigre. Un ruggito richiama a raccolta il silenzio come le tastiere di Autobahn dei Kraftwerk.

Dopo cena proviamo a raccogliere un po’ di energia per incamminarci verso quel fragile ammasso di mattoni che ha diviso il mondo per anni. IL MURO DI BERLINO. Non è molto distante dato che alloggiamo quasi al confine. Ci arriviamo in 10-15 min. La vista spiazza subito occhi ed anima. Come poteva questa esile struttura scaraventare lo stesso popolo in due mondi? Le chiazze scure della luna sono coperte dalle nuvole. Si scorgono ferite di gelide battaglie. Si notano gli sguardi socchiusi delle spie nel tempo. Indolenti immaginazioni e laconiche paure. La dimensione rigonfia i pensieri cercando un equilibrio che sveli l’inspiegabile. E poi chissà quante storie si son scritte ai piedi del muro. Mi salta in mente quella partorita dall’estro rock di Bowie, ispirato dalla visione di due innamorati che si davano appuntamento sotto il muro. Un malinconico contrasto tra l’ingestibile minacciosità e una romantica storia d’amore.

11/08/09

Brandeburgo. La porta si innalza imponente nel suo incalcolabile contenuto storico. Alcune transenne impediscono l’avvicinamento ma per fortuna oggi la quadriga può festeggiare il crollo delle divisioni e il mescolarsi dei venti. Le contaminazioni sono finalmente libere. L’est si unisce all’ovest con naturalezza proprio come le sperimentazioni elettroniche si fondono alla melodia in Vienna degli Ultravox.

Monumento agli ebrei. Una ammasso di blocchi di cemento si snoda su un pavimento ondulato. Ogni blocco ha una differente altezza. Non esiste un percorso predefinito ne un simbolo. Ogni retorica sembra volutamente evitata per lasciare il posto alla costruzione individuale di un percorso della memoria. La mente sbatte su ogni stele. Il silenzio culla l’atroce ricordo. La saliva defluisce a fatica e il cuore si lascia andare in un rumoreggiare sordo.  Ci  dimeniamo come in un labirinto alla ricerca di una luce che per i milioni di ebrei significava vita. Questa visita non può che lasciarci attoniti e commossi.

12/08/09

Al cielo manca il riflesso libero del sole. Le nuvole volteggiano come per delimitare l’universo e racchiuderci in un ampolla di calore. Ultimo giorno pieno a Berlino. Città aspra e forte, alcolica, dura, straziata ma rinata, fatta di gente, di odori e di sapori. Ci apprestiamo alle ultime visite di cultura e a sorseggiare i ritmi umidi della città. Le immagini scorrono in serie. Sembrano languide e perfette. Il ritmo del giorno le trascina una dietro l’altra. Si vorrebbe avere più tempo per gustarne i colori, ma sembrano come le note della Sinfonia n.9 di Beethoven uniche e mai uguali a se stesse, e ogni ascolto si libera in un’emozione nuova.

Dedichiamo gran parte del pomeriggio ad una passeggiata nel Tiegarten, considerato tra i parchi grandi d’Europa.Giochiamo a frisbee, vediamo fare yoga, troviamo uno scivolo che ci riporta bambini. Il divertimento ci esalta ovattando tutto intorno. Dopo le energie lasciate tra i viali del parco proseguiamo, persuadendo la natura dal lungo-fiume. Continuiamo per chilometri. Siamo esausti ma non molliamo. Ammiriamo lo spettacolo della natura incastonata in un arteria che fluisce nel cuore della città.  In lei scompare ogni confine tra cultura “alta” e “bassa”. La sua anima si veste di un’estetica decadente e futurista al contempo. Berlino ora sembra un retaggio di filosofie letterarie, musicali e cinematografiche. E proprio nell’ambientazione del rock che meglio diffonde la sua impronta, marchiata in disparati generi come techno, punk, new-wave, synth-pop, dance. Tutto stranamente infuso come in una scienza inesatta. Immagini e note rubate alla vita. Girandole emotive che soppesiamo tra i sintetizzatori di Sound And Vision – David Bowie. La mente viaggia a braccetto con le emozioni.

Oggi il nostro contachilometri ha davvero sforato. Abbiamo attraversato mezza città senza usare altro mezzo che non fossero le nostre gambe. Il verde del Tiegarten e quello dei giardini lungo il fiume sono stati lo sfondo perfetto per congedarci. I passi lenti come un vecchio treno di campagna. Camminando come per veder aprirsi magicamente il mondo o sostando per approfondire il cammino fatto. Sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada…

 

ROCK N’ ROAD – dreamnark in blues

13/08/09

L’ultima notte tedesca si dissolve in un  fulmicotone. I bagagli sono pronti. Macchina carica e navigatore acceso. Prima destinazione Rostock. Li un’imbarcazione ci porterà in Danimarca per cambiare totalmente le sembianze della nostra vacanza.

Arrivo in terra danese. Prendiamo l’unica strada che confluisce verso il cuore della nazione. E’ una sottile lingua di terra vestita dai riflessi del mare. Il navigatore ci indica il percorso per raggiungere le bianche scogliere di Mon. Il paesaggio è un ancestrale srotolarsi d’incanti. Sembriamo ipnotizzati dal dondolio instancabile di un bambino smarrito nella meraviglia di un dedalo dai bordi pastello.  L’atmosfera è dilatata come nell’immagine di un mondo senza età.

Dopo aver sparpagliato qualche passo lungo i sentieri decidiamo di scendere per le scale che portano alla spiaggia per ammirare dal basso le bianche scogliere di Mon. Il percorso è a dir poco tortuoso nei suoi mille scalini ma la vista dal basso ripaga a dovere. Il bianco ora predomina, ma l’azzurro del cielo e lo smeraldo del mare diffondono un’energia indescrivibile. Sottili soffi di vento, autentici come sbavature, incorniciano tutt’intorno. Lo stupore si posa leggero sui cuori come fiocchi di neve fresca.

14/08/09

Siamo arrivati alla giornata delle fate. Il sole sbuca vivace tra i vocaboli di una fiaba mentre il cielo sembra aver ingoiato flaconi e flaconi di tempera blu. Prendiamo l’auto per il programmato salto a Malmoe. Città che mostra subito la sua impronta moderna ed elegante. I mercatini, l’andirivieni di gente, le guglie dorate, i mille luccichii. Tutto sembra richiamare le vivide visioni di un posto di cui non abbiamo memoria, ma che sentiamo di aver già sognato tanto tempo fa.

Il primo pomeriggio invece ci catapulta alla visita dei giardini di Tivoli. Il parco, di costruzione ottocentesca, occupa la zona centrale di Copenhagen. E’ un parco di divertimenti con giostre e attrazioni ma è anche famoso per essere ricco di fiori, bar, teatri, ristoranti, fontane e specchi d’acqua. L’impressione che trasuda da subito è che il parco esprima al meglio lo spirito danese. Pieno di gente ma non caotico.

La sera decidiamo invece di cenare a Nyhavn. La strada lungo il canale è puntellata di locali.  La vista al di la della sponda sembra fuoriuscita da un dipinto.  La temperatura non è freddissima ma lo spettacolo è tipicamente nordico. Le case intonacate, i velieri ormeggiati, i colori chiari, i tetti spioventi, gli odori marinari… Scenario fatato, romantico e incredibilmente suggestivo. Bellezza allo stesso tempo deliziosa e imbarazzante. Scegliamo un posto per cenare. Piatto unico e salmone squisito ma il prezzo è davvero molto alto.

15/08/09

Insolito ferragosto… Sono le 9,30 mentre cerco il sole al di là di un vetro, ma il sole non c’è. Dedichiamo la mattinata visitando il museo della Carlsberg. Filmati, collezioni e malti ci guidano lungo il percorso. Uno sguardo, di tanto in tanto, cade fiducioso al di là delle finestre, ma  l’estate continua a camminare sotto l’aria spruzzata. Piove che non si contan le gocce. I rumori sembrano offuscati dall’arpeggio malinconico di una ballata. Un cowboy solitario osserva il cielo solcando le note di See The Sky About To Rain, il suo nome è Neil Young. Ma non dobbiamo temere, il cuore della vacanza riuscirà a consolare gli occhi umidi.

Usciamo e vediamo che il cielo ha appena smesso di piangere. L’euforia sale come gli odori dall’erba bagnata. Ci mettiamo in macchina e salpiamo verso il simbolo di Copenhagen: LA SIRENETTA!  La statua adagiata su uno scoglio, si ritrova in un angolo del parco Churchill. Riprendiamo la nostra preparazione da maratoneti macinando granelli e granelli di asfalto. Camminiamo verso il parco osservando ammirati questo perenne spettacolo di pragmatico e rilassato vivere alla vichinga. Svoltiamo un angolo ricoperto d’attese e scorgiamo la statua innalzarsi elegantemente dal mare. Visione che flette la riva rubando ogni palpito di ciglia. Sembra chiamare a se tutte le correnti del mare, con vigore ma in un fare leggero e silenzioso. Non è molto grande e non sarà un’opera di sopraffina scultura ma sembra avere un’anima tutta sua. Solitaria, malinconica e romantica.

Dopo una visita al centro di Copenhagen ed una cena al volo decidiamo di rientrare in albergo. All’improvviso però l’orecchio è catturato da note dense e lontane. Una chitarra accompagna i versi di Halleluja. La voce non è quella “intima e angelica” di Jeff Buckley ma agguanta il cuore come il canto di una sirena. Prende così il via il nostro concerto di ferragosto.

16/08/09

Ultimo risveglio a Copenhagen. Giornata di trasferimento. Si va verso l’isola di Fyn. La natura è splendida. L’asfalto raccoglie immagini stregate come caleidoscopi immersi tra ombre e veli. Sembra un viaggio senza tempo. Il rotolare convulso di un sasso. L’incontenibile cavalcata Dylaniana di Like A Rolling Stone. Purezza che rapisce e lascia inermi. Acque, prati e pascoli si alternano come nella composizione di un mosaico asimmetrico ma perfetto.  Il paesaggio risuona come un piano incurvo e lastricato di blues. Un ponte congiunge due terre, un aereo sbuca dalle nuvole, uno spiffero aleggia tra le onde. Siamo diretti al castello di Egeskov.

Egeskov. La leggenda narra che il meraviglioso castello poggi su fondamenta costituite da migliaia di tronchi di quercia infissi verticalmente nel lago. Una storia che racchiude la suggestione e la magia di una fiaba. Gli arredi si rifanno agli sfarzi rinascimentali ma il riflesso della mitologia ci spinge in più di un racconto. Entrando nel maniero e accedendo alle torri ci si scontra con il mistero gotico della leggenda. Salendo in soffitta ci si trova davanti una statua lignea raffigurante un bambino adagiata su un cuscino di velluto rosso. La leggenda afferma che qualora tale statua venga spostata dal suo giaciglio, il castello è destinato a sprofondare la notte di Natale dello stesso anno. Tutto incredibilemente bello.

17/08/09

Billund. Utlimo alloggio (in cottage) della nostra vacanza. Decidiamo di dedicare queste ultime ore ad un escursione che abbracci la natura nei colori di una paesaggio tipicamente nordico. Destinazione Skagen, punta estrema del nord danese. L’itinerario d’andata è sviluppato lungo la costa ovest. Il cielo  diviene una coltre di grigio. Costeggiamo il Mar del Nord per chilometri osservando i ponti sospesi tra i fiordi e i prati interrotti da minuscoli villaggi. Ora c’è bisogno di un brano che apri le porte dell’immaginario. L’mp3 mi suggerisce Paranoid Android dei Radiohead. Accordi claustrofobici e visioni aliene. I campi diventano più fertili e le acque sono una corsia verso lo spazio. I movimenti rallentano come la sequenza di accordi discendenti che il falsetto di Yorke valorizza al massimo. Poi un crescendo di disagio e desolazione spiana la strada all’esplosione sonora finale, che lascia completamente atterriti.

Dopo quasi quattro ore di cammino arriviamo finalmente Skagen. Lingua di terra protesa tra due mari. La spiaggia si aguzza su una superficie sempre più stretta. Ora costeggiamo il Mar Baltico e intravediamo in lontananza il Mar del Nord. Il cielo chiuso rigonfia l’attesa. Un pensiero vola alto rimuginando echi ed emozioni. Le confluenze si impongono tra correnti e poesie. Arriviamo alla punta tenendo d’occhio lo stendersi delle onde. Lo spettacolo mozza il fiato e supera ogni immaginazione. I due mari si mescolano con estrema semplicità. Le onde sembrano dita che si alternano in un’intima stretta d’amore, un lancio oltre l’orizzonte, un vortice frivolo di lacrime dal petto.

Così soddisfatti torniamo al cottage. Il viaggio, accompagnato da qualche leggero acquazzone, dura molto meno. Dalla mente si propagano i fasti luccicanti di un quartetto californiano.  Estasi mistica e spasmi epilettici che si rincorrono sulle note blues di Crystal Ship dei Doors. Dolce inquietudine trasfigurata in sogno…

18/08/09

Ora un aeroplano ci sta portando a casa. Si vola in un miscuglio di ricordi sorseggiati tra volteggi di luna e cimeli di stelle. Tutto lasciandoci il gusto vivo di un pensiero del grande Edgar Allan Poe. Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.

 

Termina cosi il nostro abstract. Tanti passaggi sono stati elusi. Spero che, almeno, ha stuzzicato in voi la curiosità così come ha regalato vita ai nostri frammenti di cuore.

 

Shantaram





2010..un anno di novità!

2 01 2010

Un nuovo anno è arrivato ed anche noi di Sognoinviaggio vogliamo festeggiare l’avvenimento arricchendo le pagine del nostro blog con dei nuovi contenuti. Il blog nasce con l’intento di raccontare  avventure ed emozioni ma anche di dare consigli e suggerimenti a chi ha voglia di chiederceli…. Pe questo motivo il 2010 porterà una nuova rubrica (pagina) che chiameremo (almeno per il momento) “Consigli per il viaggio” dedicata interamente a chi ha bisogno di dritte e consigli utili. Qui racconteremo tutte le nostre esperienze, sia positive che negative, con alberghi, angenzie, aerei, ecc ecc; e risponderemo a tutte le domande che ci verranno fatte! Non esitate a scriverci!!!!

Sperando di essere utili, preghiamo come al solito tutti voi di scriverci, lasciare un commento ed accrescere la nostra piccola comunità.

Buon anno a tutti…

Sognoinviaggio.

Buon Anno da Sognoinviaggio!!!!





London calling…

27 12 2009

Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire. (Samuel Johnson)…

Agosto 2001…una telefonata squarcia la monotia di quell’estate: “Sto organizzando un viaggio a Londra…partiamo tra due giorni..ti va di venire?”…Erano anni di cambiamenti, anni di ormoni a palla, anni in cui scoprivo la passione per la musica rock, anni in cui Wonderwall (Oasis) accompagnava le mie giornate, anni in cui il mio più grosso desiderio era andare a Londra!!! Due ore dopo quella telefonata i miei risparmi finirono ma la gioia per quell’invito inaspettato mi ripagò di tutto. Non so cosa speravo di trovare, ma quello che vidi mi piacque, ed anche tanto. La comitiva era variegata ma la maggior parte del gruppo sconosciuto.

Io, Enzo, Roberta, Grazia, Imma, Mariella e Sara ci ritrovammo due giorni dopo ad alloggiare all’ NBH Residence in Great Dover Street.

Sfogliando le pagine dei ricordi ritrovo la scritta “Castellammare di Stabia” che capeggiava vicino al London Eye; la faccia impaurita di un amico conosciuto nel residence rapinato nel quartiere di Soho; il London Bridge illuminato, luogo perfetto per dire “Ti amo” alla propria amata; i ragazzi di Victoria Street che ci accoglievano al grido di “Italiani…mucho calor”; le birrerie e le discoteche che dopo le undici non vendevano più alcolici; i Beatles presenti ovunque sotto forma di poster nei Tea-Bar o nelle voci degli artisti di strada; i gruppi di religiosi e\o manifestanti ad Hyde Park; gli scoiattoli che audaci si avvicinavano per mangiare dalle nostre mani; le 5 sterline (all’ epoca 15 mila lire) per andare in un bagno agli Harrods; i giapponesi sorridenti che imitavano le nostre pose da foto nel museo di Madame Tussauds; il commerciante gay di Camden Town che voleva portare me ed Enzo in uno sgabuzzino a provare vestiti (si spera..brrrr); i tipici taxy londinesi e la guida a sinistra ma soprattutto i volti sorridenti e amichevoli dei miei compagni di viaggio…

Cosa mi ha lasciato nel cuore Londra?…Un grande senso di libertà e la sensazione reale che in quella città si possa trovare tutto ciò che la vita ha da offrire…Magari era l’età, magari era l’estate…magari è proprio così…….

Un’ ultimo giro di ricordi mi porta infine a descrivere alcuni dei luoghi visitati:

Madame Tussauds: è uno dei più famosi musei delle cere, presente in diverse città del mondo. È di proprietà dell’azienda inglese Merlin Entertainments, la stessa che possiede anche Gardaland e Legoland. Fondato da Marie Tussaud,una donna di origini alsaziane che aveva imparato l’arte di modellare la cera fin da piccola, creando i primi capolavori. Nel 1802  lasciò Parigi per l’Inghilterra, portando con sé le sue opere, e da questa collezione nasce l’attuale museo delle cere di Londra. All’interno del museo inglese, si possono ammirare le statue dei personaggi che hanno scritto la storia, dal re Enrico VIII ad Obama, passando per Hitler e la regina Elisabetta, accanto ai quali si trovano statue di divi dello spettacolo di ieri e di oggi, sportivi ed altri ancora. Inoltre ci sono altre attrazioni spettacolari, come il planetarium, nel quale si può simulare un viaggio nello spazio, e la camera degli orrori interpretata da veri attori.

British Museum: è uno dei più grandi ed importanti musei di storia del mondo. Fondato nel 1753  da sir Hans Sloane si trova in Great Russell Street ed ospita sei milioni di oggetti che testimoniano la storia e la cultura materiale dell’umanità dalle origini ad oggi, ma molti di questi sono ammassati negli scantinati per mancanza di spazio.

London Eye: è una ruota panoramica costruita nel 1999 ed aperta al pubblico nel Marzo del 2000.  Si innalza per 135 metri all’estremità ovest dei Jubilee Gardens, sulla riva sud del Tamigi, tra il Ponte di Westminster e lo Hungerford Bridge.

London Bridge: è un ponte sul Tamigi che collega la City of London al borgo londinese di Southwark. Si trova tra il Cannon Street Railway Bridge ed il Tower Bridge e forma anche il limite occidentale del bacino di Londra.

Camden town: è un zona situata nel Nord di Londra, nel London Boroughdi Camden. Spesso viene chiamata semplicemente “Camden”, ma non per questo va confusa con l’intero quartiere. Camden è abbastanza conosciuta per i suoi mercati che sono una delle maggiori attrazioni turistiche nei finesettimana, e vendono prodotti a prezzi accessibili di tutti i tipi, inclusa abbigliamento, libri, cibo, antiquariato e oggetti bizzarri. I mercati e i negozi circostanti sono popolari tra i giovani, in particolare chi è in cerca di vestiti alternativi. Stables Market ha anche una parte dedicata all’antiquariato e ai mobili. Diversi di questi mercati sono famosi per lo spaccio di droghe come lecca lecca al gusto di cannabis e popper.

St. Paul Cathedral: è  la Chiesa madre della Diocesi Anglicana di Londra, ubicata in Ludgate Hill,  è considerato il capolavoro dell’architetto Christopher Wren. Gli interni risultano classici, pur con diversi movimenti barocchi. Nel complesso l’opera ha un forte debito nei confronti dell’architettura italiana ( e in particolar modo ai progetti per San Pietro) filtrati dal Wren con intelligenza e senza mai ricadere nella mera imitazione.

National Gallery: fondato nel 1824, è un museo che, nella sua sede di Trafalgar Square, ospita una ricca collezione composta da più di 2.300 dipinti di varie epoche, dalla metà del XII sec. al secolo scorso.

Houses of Parlament: il palazzo di Westminster, (conosciuto anche come Houses of Parliament) è il palazzo  in cui hanno sede le due camere del Parlamento del Regno Unito (LaCcamera dei Lord e la Camera dei comuni). Si trova sulla riva settentrionale del Tamigi, nella City of Westminster, vicino agli altri edifici governativi di Whitehall.

Westminster Abbey: situata in Westminster, è una chiesa di predominante stile gotico ed è la tradizionale sede delle incoronazioni e delle sepolture dei monarchi britannici.

Buckingam Palace: oltre ad essere la residenza ufficiale di Elisabetta II, è il luogo in cui si svolgono numerose cerimonie pubbliche (dai ricevimenti dei reali alle visite dei vari capi di Stato) ed è anche una notevole attrazione turistica (famoso in tutto il mondo è il cambio della Guardia).

St. James Park: è uno dei Parchi reali di Londra sito nella City of Westminster, a est di Buckingam Palace e a ovest di Whitehall e Downing Street. Si estende su 23 ettari. All’interno si trova un lago con due isole, la Duck Island (riserva di anatre) e la West Island.

Hyde Park: Il parco è diviso in due parti dal Serpentine Lake e si trova non distante da Kensington garden, che è comunemente considerato come una parte di Hyde Park, anche se nella realtà i due parchi sono separati. Hyde Park copre 350 acri (1,4 km²), Kensington Gardens 275 (1,1 km²), perciò l’intera area misura 625 acri (2,5 km²).  Hyde Park è diventato sede di numerose manifestazioni, come quella delle suffragette e del movimento cartista. Nel parco avvenne anche la protesta del 15 febbraio 2003 contro l’ invasione dell’Iraq.

Piccadilly Circus: è il nome di una celebre piazza, nonché luogo di ritrovo, situata nella City of Westminster  fu costruita nel 1819  per collegare Regent Street con l’omonimaPiccadilly (importante strada dello shopping). La sua felice posizione, nel cuore del West End londinese, hanno reso Piccadilly Circus un affollato punto di ritrovo, nonché una vera e propria attrattiva turistica tanto da diventare uno dei simboli stessi di Londra. Famosa per i display luminosi e le insegne al neon posizionate su di un edificio posto al lato settentrionale della stessa e per la celebre  Shaftesbury Memorial Fountain che rappresenta “l’Angelo della Carità Cristiana” (noto ai più col nome di “Eros”), la piazza è circondata da imponenti edifici quali il London Pavilion ed il Criterion Theatre. Inoltre direttamente sotto il perimetro della piazza c’è l’omonima stazione della metropolitana di Londra.

Fonz.